Ogni anno, il 14 marzo, appassionati di matematica, scienza e curiosi di tutto il mondo celebrano il Pi Day, la giornata dedicata al celebre numero π (pi greco). La scelta della data non è casuale: nel formato anglosassone, infatti, il 14 marzo si scrive 3/14, proprio come le prime cifre di π (3,14). Ma questa giornata non è solo un omaggio a una costante matematica fondamentale: è anche sorprendentemente intrecciata con la storia di due tra i più grandi fisici di sempre.
Il numero π rappresenta il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro. È una costante universale, irrazionale e trascendente, il cui sviluppo decimale è infinito e non periodico. Da millenni, matematici e scienziati cercano di calcolarne sempre più cifre, spinti sia dalla curiosità che dalle sue applicazioni pratiche in campi come la fisica, l’ingegneria e l’informatica.
π è molto più di un numero: è un simbolo dell’infinito, della precisione e della bellezza nascosta nelle leggi della natura.
Il 14 marzo 1879 nacque Albert Einstein, il padre della teoria della relatività. La coincidenza con il Pi Day sembra quasi poetica: da un lato, una costante matematica eterna; dall’altro, uno scienziato che ha rivoluzionato la nostra comprensione dello spazio e del tempo.
Einstein ha mostrato come lo spazio e il tempo non siano entità separate, ma parte di un unico tessuto: lo spazio-tempo. In questo contesto, la geometria — e quindi concetti profondamente legati a π — gioca un ruolo centrale. Le sue teorie si basano infatti su strutture matematiche che descrivono curvature e orbite, tutte riconducibili, in un certo senso, alla stessa armonia matematica che π rappresenta.
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Il 4 luglio 2012 è una di quelle date che, per chi ama la scienza, ha qualcosa di storico. In un’aula del CERN, il grande laboratorio di fisica alle porte di Ginevra, gli scienziati annunciarono al mondo qualcosa di straordinario: avevano finalmente trovato una particella molto speciale, quella che tutti stavano cercando da decenni. La chiamano bosone di Higgs, ed è difficile sopravvalutarne l’importanza: senza di lui, l’universo come lo conosciamo non esisterebbe.
Il bosone di Higgs è legato a un campo invisibile che permea tutto lo spazio, chiamato — appunto — campo di Higgs. Secondo la teoria, quando una particella si muove in questo campo, “sente” una resistenza che si manifesta come massa. In altre parole: senza il campo di Higgs, le particelle sarebbero senza peso, incapaci di formare atomi, stelle, pianeti, e noi.
Leggi tutto: Il Bosone di Higgs: 13 Anni Dopo la Scoperta che ha Cambiato la Fisica
L’attacco condotto da Israele contro infrastrutture militari e nucleari in Iran ha riacceso bruscamente l’attenzione internazionale sulla questione nucleare. L’azione militare di questi ultimi giorni, conseguenza di azioni precedenti condotte da ambo le parti, ha sollevato timori su un’escalation del conflitto e sulle reali capacità dell’Iran di dotarsi di un’arma atomica. In queste poche righe cerco di spiegare a modo mio, in modo semplice, in cosa consiste l’arricchimento dell’uranio e perché oggi l’Iran è drammaticamente una minaccia nucleare, non solo per Israele.
Cerchiamo di capire -a grandi linee- come funziona un ordigno atomico e perché sia (fortunatamente) così complesso da costruire. L’uranio naturale è composto quasi interamente da U-238 (più del 99%) e solo in minima parte da U-235 (0,7%), l’isotopo fissile necessario per sostenere una reazione nucleare a catena. Per essere utilizzato nei reattori o nelle armi l’uranio deve essere “arricchito”, cioè deve contenere una percentuale maggiore di U-235.
L’U-235 ha una struttura nucleare instabile che gli permette di fissionarsi facilmente se colpito da un neutrone lento, rilasciando energia e altri neutroni che innescano una reazione a catena. U-238, invece, non è fissile con neutroni lenti, ma è “fertile”: può trasformarsi in plutonio (che è fissile) se assorbe un neutrone.
Leggi tutto: Perché l’Iran fa paura: la bomba atomica e l’arricchimento dell’uranio.
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