Nel 2025 ricorrono gli ottant’anni dallo sgancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, avvenuti rispettivamente il 6 e il 9 agosto del 1945. Due eventi che cambiarono per sempre la storia dell’umanità, segnando l’ingresso nell’era nucleare e ponendo fine alla Seconda guerra mondiale. Anche se, come noto, l’Europa era già liberata dall’abominio nazifascista e la guerra era terminata ad aprile.
Al centro di questa svolta epocale vi fu il Progetto Manhattan, l’ambizioso programma militare-scientifico americano che portò alla costruzione delle prime armi atomiche. Tanti anni fa, credo nei primi anni di università lessi il libro “Hiroshima: La Fisica conosce il peccato” di Pietro Greco, un libro molto ben scritto che raccontava le vicende storiche, politiche e scientifiche dietro al Progetto Manhattan. Un titolo che, da giovane studente di Fisica, mi rimase impresso.
Il Progetto Manhattan è forse per la prima volta, almeno nei giorni nostri, stato avvicinato dal grande pubblico con il film “Oppenheimer” con il quale il regista Christopher Nolan ha portato sul grande schermo la complessa figura di J. Robert Oppenheimer.
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La meccanica quantistica è una delle teorie scientifiche più affascinanti e allo stesso tempo più fraintese dal grande pubblico. Mentre per i fisici è uno strumento rigoroso per descrivere il comportamento delle particelle subatomiche e i fondamenti della realtà, per molti non addetti ai lavori essa appare come un dominio quasi mistico, intriso di paradossi, incertezze e "magie scientifiche".
Questa percezione nasce in parte dal linguaggio specialistico e controintuitivo con cui la teoria è formulata: concetti come sovrapposizione, entanglement o collasso della funzione d’onda sfidano il senso comune. L’idea che una particella possa trovarsi in più stati contemporaneamente, o che due particelle possano essere connesse istantaneamente anche a grande distanza, spesso viene interpretata in chiave esoterica o metafisica. Da qui la popolarità di analogie come il gatto di Schrödinger, che pur se utile a livello divulgativo, tende a oscurare la precisione matematica della teoria.
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