Ecco l'estratto del mio intervento di saluto in occasione del convegno organizzato dall'Università della Valle d'Aosta per il passaggio della fiaccola olimpica.
Magnifico Rettore,
autorità accademiche,
atlete e atleti,
docenti, studentesse e studenti,
gentili ospiti,
è con grande emozione che prendo la parola in questa giornata così simbolica, in cui la fiamma olimpica giunge nella nostra comunità e trova accoglienza in un luogo che rappresenta il sapere, il dialogo e l’apertura: l’Università della Valle d’Aosta. Non è un caso che lo spirito olimpico venga celebrato qui, perché lo sport, come la cultura, nasce per unire e non per dividere.
Quando Pierre de Coubertin rilanciò i Giochi Olimpici moderni, non lo fece soltanto per celebrare la competizione atletica. Il suo progetto era profondamente educativo e, potremmo dire oggi, profondamente politico nel senso più alto del termine: lo sport come strumento di formazione dell’individuo e come linguaggio universale capace di favorire la comprensione tra i popoli. Coubertin credeva che l’incontro tra giovani di nazioni diverse, nel rispetto delle regole e dell’avversario, potesse contribuire a costruire un mondo più giusto e più pacifico.
Questo messaggio risuona con forza particolare nel tempo che stiamo vivendo. In un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni e nuove forme di divisione, parlare di spirito olimpico significa parlare di pace concreta, fatta di gesti, di relazioni, di rispetto reciproco. La fiamma olimpica che oggi arriva non è solo una tradizione: è un richiamo alla responsabilità collettiva di tenere accesi valori che rischiano di affievolirsi.
Lo spirito olimpico, come lo intendeva Coubertin, non è l’esaltazione della vittoria a ogni costo, ma l’equilibrio tra corpo, mente e carattere. È la capacità di accettare la sconfitta, di riconoscere il valore dell’altro, di migliorarsi attraverso l’impegno e la disciplina. Ed è proprio questo che rende lo sport uno straordinario strumento educativo, capace di parlare ai giovani con un linguaggio autentico.
Per questo il contributo delle atlete e degli atleti che ascolteremo oggi è così prezioso. Le vostre esperienze raccontano che dietro ogni successo ci sono sacrificio, costanza, fatica, ma anche solidarietà, rispetto e senso di appartenenza. Le vostre parole danno volto e voce a quei valori che spesso nominiamo, ma che diventano davvero comprensibili solo quando sono vissuti.
Un valore educativo che si è espresso con forza anche negli incontri nelle scuole, che hanno coinvolto 550 alunne e alunni. In quei momenti, lo sport è diventato dialogo, esempio, ispirazione. I ragazzi e le ragazze hanno potuto comprendere che l’impegno personale va di pari passo con il rispetto delle regole e degli altri, e che il successo non è mai solo individuale.
In questa stessa direzione va il concorso scolastico che ha coinvolto le nostre scuole. Le opere prodotte testimoniano come lo spirito olimpico sia stato interiorizzato e rielaborato in modo creativo, diventando espressione culturale e civile. Premiarle questa sera significa riconoscere che educare allo sport vuol dire anche educare alla cittadinanza, alla pace e alla convivenza.
Concludo con un augurio: che la fiamma olimpica che oggi celebriamo possa diventare una luce duratura, capace di accompagnare il nostro lavoro nelle scuole, nelle università e nella società. Che ci ricordi, come voleva Coubertin, che il vero traguardo non è battere l’altro, ma crescere insieme, nel rispetto e nella pace.
Grazie a tutti e buon proseguimento dei lavori.